L'insegnante ha una responsabilità - intervista a Giuseppe Paschetto

Nel 2019 sei stato nominato tra i 50 insegnanti finalisti del Global Teacher Prize, una specie di Nobel dell'educazione. Che effetto fa?

Sicuramente è stato innanzitutto inatteso ed emozionante. E' stato bello vedere apprezzate le idee innovative che erano alla base della mia candidatura (via cattedre e banchi in fila, lezioni all'aperto anche di sera a vedere le stelle, cooperative learning, messa in discussione dei voti, eliminazione dei compiti, ecc.) da una importante organizzazione internazionale come Varkey Foundation di Londra. E questo mi ha dato la possibilità di confrontarmi con insegnanti di tutto il mondo, anche delle aree più povere. Ho constatato che i metodi innovativi, quali essi siano, sono alla base dei maggiori successi educativi in tutti i continenti.

Sei un insegnante, un innovatore e uno sperimentatore. Hai scritto questo bel testo “Una scuola a misura di sogni”. Se dovessi condividere con docenti ed educatori una “buona prassi”, cosa sceglieresti?

La madre di tutte le buone prassi è secondo me l'abbandono della modalità trasmissiva del sapere basata sulle lezioni fontali. I ragazzi devono essere protagonisti del loro apprendimento, messi nelle condizioni di scegliere i percorsi attraverso assemblee periodiche e operare in modalità cooperativa, interdisciplinare e di cittadinanza attiva. Da questo cambio radicale di prospettiva nascono poi mille opportunità di innovazione in svariate direzioni.

Come Centro Culturale Fonti San Lorenzo lavoriamo da tempo per la costruzione comunità democratiche, partecipative, co-educanti, in cui le istituzioni si aprono al territorio e viceversa. Lo abbiamo chiamato “quartiere educante”. Pensi che sia possibile rispondere alla crisi sociale ed educativa amplificata dal Covid con un paradigma davvero nuovo di insegnamento?

Credo che la scuola pur essendo il principale soggetto educativo della società debba avere l'umiltà di non ritenersi l'unico soggetto e di porsi come uno degli anelli di una rete più vasta con cui interagire. Una rete aperta alla società che comprenda istituzioni, associazioni, centri sociali, singoli cittadini, comitati, anziani portatori di specifiche competenze. E' l'unica strada per uscire dalla cronica auto-referenzialità e fare degli studenti degli agenti di vero cambiamento sociale.  La scuola in questo ha un compito e una responsabilità grandissime. Solo se riuscirà a uscire dalla gabbia di stampo ottocentesco e gentiliano in cui è ancora rinchiusa, rinnovandosi profondamente raggiungerà questi obiettivi.