Il mio lavoro è giocare!

Questo articolo è del tutto particolare: è una lettera scritta da Isabel, la nostra volontaria europea che è stata a Fonti nel 2018. Il testo che segue è tratto da una lettera da diario scritta una settimana dopo il suo arrivo. È datata 19 Gennaio 2018. Ma dice tanto di lei e di noi.


“Sono a Recanati da una settimana e il mio lavoro è giocare.”


Il mio lavoro al Centro Culturale e Ricreativo è quello di avere la porta aperta. Giocare con le famiglie e con i bambini, giocare a ping pong, biliardino e risiko con i giovani, parlare con gli anziani.
Quello che mi dice il mio pregiudizio è che non è lavoro, e quello che mi dice il mio cerchio di amici è che non è lavoro. 
Mia nonna, che compie 90 anni quest’anno, dice: “è un tesoro molto importante”. Lei lo sa.

Quando mi sono licenziata, poco più di sei mesi fa, dal mio lavoro stabile, era con l’intenzione di esplorare i miei interessi, in particolare nel settore dell’educazione non formale per i diritti umani.
L’educazione formale, siamo d’accordo, è quella delle scuole. Dall’alto verso il basso, dall’insegnante agli alunni, con un programma nazionale che definisce a quali conoscenze tutti noi dovremmo avere accesso.
Anche l’educazione non formale ha attività pensate, ma è governata da principi più liberi, di costruzione di un processo di autoapprendimento, sperimentale e in relazione all’altro e al gruppo. Senza una valutazione formale, promuove l’autovalutazione, in un esercizio di impegno e di confronto individuale.

Il Centro Culturale Ricreativo Fonti San Lorenzo organizza attività di educazione non formale, ma nella sua attività quotidiana funziona come un luogo di educazione informale, che di solito si dice che sia responsabilità dei genitori, ma che è una conseguenza del modo in cui interagiamo a casa, in gruppo, a scuola o al bar.

Il mio ruolo qui, come volontaria ed educatrice, è quello di cercare di far sentire tutti bene all’interno di questo spazio organico e di sfidarli a nuovi giochi, modi di pensare e stimolare la loro naturale curiosità per costruire il loro percorso individuale. La difficoltà è quella di non farli sentire a scuola, cioè di dare loro tutta la libertà possibile facendo in modo che ci sia uno spazio (safe space) per tutti. Soprattutto è una casa aperta. Se per qualche motivo i giovani hanno paura, si sentono controllati o non si divertono, smettono di venire e il nostro lavoro non ha più senso.

Sì, il mio lavoro è quello di giocare, ma devi essere DIVERTENTE per far sì che i giovani tornino, devi stare ATTENTO per non perdere l’occasione di rappresentare una sfida, devi essere INVICIBILE per i giovani per agire in modo naturale. E soprattutto, devi essere un OSSERVATORE. Ciò significa essere sempre nella posizione di partenza, in tensione permanente, ma senza una scadenza per l’inizio. 

La nonna lo sa, è molto importante.

Il mio lavoro è giocare. 

Di Isabel Melo, ex volontaria europea e collaboratrice del Centro.

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