Una rivoluzione è possibile solo con un investimento educativo

di Bianca Occhipinti

In occasione del centenario dalla nascita di Paulo Freire la Rete di Cooperazione Educativa ha organizzato l'11 e 12 Settembre un convegno per celebrare, approfondire, presentare il pensiero di quello straordinario pedagogista, educatore e maestro che è stato Paulo Freire cui hanno partecipato alcuni di noi. Freire è stato una persona, prima di tutto, che ha sentito la necessità di intervenire all’interno del suo contesto di vita, il Nord-Est brasiliano, per mettere in discussione la dinamica di oppressione che attraversava la popolazione e che produceva una scissione all’interno di essa, tra oppressi ed oppressori. Da un lato gli sfruttati, i lavoratori, i disoccupati, che sottostavano al potere economico sociale e politico degli oppressori; dall'altro, questi ultimi che sfruttavano la loro superiorità di classe per far credere che non esistesse alcuna altra possibilità di vita per gli oppressi. Freire voleva mettere in discussione questa dinamica, supportando e alimentando la presa di consapevolezza degli oppressi, favorendo la loro stessa presa di parola e il loro protagonismo orientato al cambiamento della situazione; proprio per questo si occupò dell’alfabetizzazione degli adulti, connettendo così l'apprendimento della lingua con la conoscenza delle dinamiche concrete che strutturavano la società, per poterle mettere in discussione e trasformare gli stessi contesti.

Il convegno ha visto momenti di riflessione, sia attraverso gli interventi dei diversi relatori, che attraverso i laboratori, i quali hanno permesso ai partecipanti di riflettere su un tipo di educazione che prende le distanze da quella che troppo spesso viene considerata come la principale e talvolta unica forma di educazione, ovvero quella “depositaria” che si diffonde ancora oggi principalmente all’interno dei contesti scolastici. Si è cercato di valorizzare, in particolare attraverso i laboratori che riprendevano la non-metodologia pedagogica freiriana, un tipo di educazione non nozionistica e riempitiva, basata sulla trasmissione meccanica, bensì problematizzante, capace di sviluppare un pensiero critico, nell'ottica di un'educazione come primo passo per una trasformazione della società.

“Ogni rivoluzione è possibile a partire da un investimento educativo”

Queste sono state le prime parole del presidente della Rete di Cooperazione Educativa. Investire sull’educazione significa evitare che si produca alienazione nelle persone. Alienazione che non produce uno sguardo critico di comprensione della realtà, non sviluppa coscienza critica, ma, al contrario produce accettazione acritica del mondo circostante. Freire stesso con il suo intervento sul campo voleva mettere in discussione proprio questa alienazione, per arrivare a far sentire tutti soggetti attivi, e non oggetti passivi, dell'educazione; che ognuno possa trovarsi in una posizione di apertura nei confronti dell’altro e che educatore ed educando possano essere educatore ed educando l’uno dell’altro. Sono la partecipazione e il dialogo che producono il pensiero critico della persona, ed è questo quello che si dovrebbe far sperimentare ai bambini fin da piccoli all’interno del mondo della scuola, tutto ciò si contrappone a quel messaggio individualistico, che scoraggia la partecipazione e la percezione dell’altro come una risorsa, favorendo una cultura della competizione e della sopraffazione dell’altro. Come lo stesso Paulo Freire sottolineava, il dialogo, lo scambio, la partecipazione, sono alla base di un tipo di educazione che vede nella graduale crescita di consapevolezza, detta “coscientizzazione”, un'esperienza da fare collettivamente nel dialogo e nel confronto. È proprio all’interno di una società individualistica che viviamo un tipo di oppressione, che non è la stessa tipologia di oppressione che Freire aveva individuato nel corso degli anni 60 del 900, ma è un tipo di oppressione basata sull’etica del neoliberismo. L’oppressione fa riferimento ad uno stile di vita basato sull’individualismo, sulla competizione, sulla crescita economica, basato su di sé e sul consumo, che scoraggia un tipo di impegno sociale basato sulla partecipazione collettiva ed emancipativa. Quindi la modalità per poter mettere in discussione questa dinamica di oppressione che, anche se in maniera implicita e sottile, opprime l’uomo è la creazione di nuovi spazi collettivi di critica al consumismo che favoriscano la partecipazione collettiva.

L’oppressione la si supera nel momento in cui si prende consapevolezza di essa, quando l’oppresso (chiunque esso sia, bambino o donna, migrante o emarginato) capisce che sta vivendo in una posizione di oppressione e quando, proprio da questa posizione, dal basso, inizia a produrre dei cambiamenti, delle trasformazioni per poter modificare la sua posizione, e di chi come lui vive l’oppressione all’interno della società.

“Ogni atto educativo è anche politico” diceva Freire.

Così dovrebbe essere, ecco perché si sottolinea l’importanza di un’educazione che stimoli domande e che si faccia domande, che aiuti ciascuno e ciascuna a comprendere la realtà e a pensarsi criticamente in essa, così da poterla trasformare, liberandola dal potere.

Bianca Occhipinti