Educazione diffusa: si deve – intervista a Giampiero Monaca

Ciao Giampiero, è un piacere averti qui con noi per il corso di formazione. Speriamo però che al più presto si possa averti a Recanati per parlare di persona. Per cominciare questa breve intervista: ti abbiamo invitato in quanto splendido esempio delle potenzialità dell'educazione diffusa e all'esterno. Cosa significa per te “educazione diffusa”?

Educazione diffusa è lasciar entrare il mondo nella scuola  , cioè nella quotidiana pratica didattica, nella vita di insegnanti ed alunni , ma al contempo è portar fuori (ex ducere) , restituire  la comunità educante  , nella società. Risatabilire ed al contempo rimarcare l'assoluta continuità ed appartenenza al mondo. si impara da piccoli  come funziona il mondo , e non è mai troppo presto!

Scuola diffusa è cogliere o ricercare opportunità educative e didattiche nella realtà : in un attraversamento pedonale e nel traffico stradale si può insegnare  la dinamica dei flussi, osservando un canalone in un bosco si sperimenta l'erosione, in gelateria si possono "gustare" miscele, miscugli ed emulsioni.

Con Giuseppe Paschetto abbiamo detto che è fondamentale “costruire esperienze significative” per i ragazzi e i bambini, superando un modo di fare scuola che si basa solo sulla lezione frontale, i voti e il controllo. Pensi che siano maturi i tempi per “cambiare paradigma” alla scuola?

“...Non sono, però, così digiuno di pedagogia, da pensare che occorra oberare i ragazzi fin dalla tenera età ed esigere da loro un'applicazione agli studi eccessiva. Anzi, il primo errore da evitare è che un ragazzo non ancora in grado di affezionarsi agli studi, li prenda in odio e resti traumatizzato da quella spiacevole suggestione. Si faccia in modo che per il bambino lo studio sia un gioco, lo si inviti con dolcezza, lo si lodi e sempre egli sia lieto di aver profittato; talvolta, se lui non vuole, si insegni qualcosa a un altro, si da farlo ingelosire; e intanto prenda gusto allo sforzo e creda assai spesso che lui è il migliore...." Questo scriveva Marco Fabio Quintiliano, che visse nel primo secolo dopo Cristo e fondò in Roma la prima scuola pubblica.

Quindi secondo me si!

Volendo trovare esempi un po' più vicini a noi, la pedagogia scout, dell'imparare facendo, dell'apprendimento cooperativo, del fare tutto attraverso il gioco ma senza mai "prendere le cose per gioco" sistematizzata da Baden Powell, il quale a sua volta fu fortemente influenzato da Goltieri, dimostra che apprendere con piacere, per interesse e motivazione rende gli apprendimenti più duraturi e le persone molto più coscienti di quel che fanno e saranno chiamati a fare.

La tua esperienza “Bimbisvegli” a Serravalle d'Asti ha vissuto anche momenti difficili con le istituzioni scolastiche (ce ne parlerai venerdì 2 Agosto): quali pensi siano i limiti e i freni a un progetto davvero comunitario di educazione diffusa?

Direi che  come per molte cose le principali  difficoltà sono la mancanza di speranza e di visione. Bimbisvegli nasce  come approccio metodologico personale  poi via via si è articolato man mano che si è arricchito con le professionalità e sensibilità altre insegnanti che hanno creduto nei suoi principi basilari (insegnare ai bambini così come loro imparano, trattarli da giovani cittadini del mondo di oggi, utilizzare l'ambiente come spazio di relazioni , spazi ed arredi educanti, ecosistema in cui tutto e tutti siamo immersi e coinvolti, metafora della società di cui siamo parte ) non ha sponsor, non ha mai ricevuto finanziamenti pubblici o privati, non è stato imposto dall'alto, non ha avuto imprimatur da nessuno, è davvero, semplicemente , la messa in pratica cosciente, quotidiana ed integrata di un progetto educativo condiviso da una intera comunità educante. Ad alcuni detrattori, da un senso di vertigine, forse perchè richiede una quotidiana messa in discussione degli adulti, una quotidiana ricerca del sentiero migliore per orientare e motivare le bimbe e bimbisvegli a diventare la miglior versione di sè. Non c'è un'ortodossia cui appellarsi, non c'è un manuale da applicare in modo ripetitivo, non c'è un "esperto" che ti dice che stai facendo bene, non ci sono tabelle docimologiche. E' la strada a dirti se stai andando nella giusta direzione, sono i progressi delle bambine e bambini a incoraggiarti e i loro eventuali sbagli o sbadigli a suggerire un cambio di rotta.